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Difesa del Savio in corte

9.0017.10

Informazioni aggiuntive

Autore

Curatore

,

Genere

Pagine

269

ISBN

978-88-8234-111-4

Stato

,

Descrizione

Nella Difesa del Savio in corte Matteo Peregrini affronta una problematica che viene da lontano e che ha nel Cortegiano, il fortunato trattato di Baldassar Castiglione, il suo indiscutibile archetipo.

Frattanto, nelle corti italiane è però profondamente mutato lo scenario culturale e politico, e la DIfesa del Peregrini si colloca non casualmente al termine di un vivace dibattito con Giovan Battista Mazini, che nella sua opera Il servitio negato al savio (1626), staccandosi decisamente dalla linea tracciata dal Castiglione, aveva affrescato un ambiente cortigiano in cui si consumavano maneggi e ipocrisie, e al ‘savio’ destinato a soccombere, non restava che ritrarsi in una sorta di aristocratico neostoicismo. Il Peregrini replicò alla visione manziniana richiamando, almeno in parte, concetti già espressi in un suo precedente saggio, Che al savio è convenevole il corteggiare (1624). Nella Difesa, però, spiccano ripensamenti anche significativi rispetto alla riflessione anteriore, sicché il testo diviene quasi un osservatorio privilegiato della parabola concettuale subìta dalla disputa: emblematica la rilettura del testo manziniano, reso abilmente conciliabile con le linee concettuali su cui si regge l’opera del Peregrini. Affiora pertanto l’obiettivo d’intrecciare ipotesi e idee contrapposte tra loro al fine di trovare una sorta di mediazione tra un servizio rigoroso del pubblico interesse e i maneggi presenti nella corte, disegnando un sistema di maniere tra il principe e i cortigiani che si ispira al principio gerarchico di “suggestione”. Il profilo ideale auspicato è quello di un principe prudente e giusto, affiancato da un’aristocrazia della virtù prima che del sangue, impastata di cultura, esperienza e prudenza. In tale quadro il ‘savio’ collabora con il principe nell’elaborare decisioni, suggerire comportamenti, orientare atti, grazie a un’abilità tecnica che non può mai essere svincolata dalla morale