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Simbolo e teoria nell’antropologia religiosa

10.3319.65

Informazioni aggiuntive

Autore

Curatore

,

Genere

Pagine

398

ISBN

978-88-8234-086-4

Stato

,

Descrizione

La religione è più simile alla scienza o all’arte? Dobbiamo comprenderla e valutarla secondo i criteri della razionalità cognitiva e pragmatica oppure secondo quelli dell’espressione simbolica? E ancora: le credenze e le pratiche religiose rappresentano prima di tutto una visione del mondo, oppure un insieme di norme e valori volti a ordinare le relazioni sociali? Questo libro ricostruisce le tappe di un dibattito nato, attorno a questi temi, nell’antropologia anglosassone degli anni Sessanta e Settanta. Vi sono raccolti scritti di studiosi importanti quali John Beattie, Edmund Leach, Ernest Gellner, Robin Horton, Melford Spiro, Ian Jarvie e Barry Barnes; si tratta di saggi finora inediti in italiano, alcuni dei quali rappresentano ormai piccoli classici nella storia degli studi antropologici. Il dibattito è dominato dal confronto-scontro tra due posizioni. La prima è quella “simbolista”, che, sviluppando la lezione di Durkheim, legge le pratiche religiose come rituali di coesione comunitaria, e le rispettive credenze come espressioni metaforiche, il cui significato è in ultima analisi di ordine sociale. La seconda posizione, quella “neo-intellettualista”, si basa invece sulla moderna filosofia della scienza per rivalutare le vecchie concezioni ottocentesche, che interpretavano le credenze religiose, alla lettera, come tentativi di comprendere il mondo e di influire su di esso. Il volume è corredato da una ricca introduzione che fornisce le più ampie coordinate del dibattito, collocandolo nel quadro della storia degli studi di antropologia culturale e sociale, e che ne segue alcuni degli sviluppi più recenti.